La crisi economica si ripercuote sul carrello della spesa. Con tagli che vanno a scapito della qualità. Le famiglie che hanno un reddito fino a 25.000 euro consumano quantità minime di olio di oliva e verdure ed assai contenute di carni bianche e cereali.
A sostituire questi sani cibi nel carrello assai spesso sono le carni precotte, margarina, grassi animali e alcolici.
Diverso il quadro alimentare delle famiglie che dichiarano di guadagnare almeno 40 mila euro: il 50-68% segue i principi della dieta mediterranea con acquisti che spaziano dal pesce alle carni bianche, ma anche frutta e legumi, yogurt e cereali.
Differenze alimentari che si traducono anche in differenze evidenti anche sulla bilancia: nel basso reddito il tasso di obesità è del 36%, contro il 20% delle famiglie ad alto reddito al 20%.
I ricercatori Marialaura Bonaccio e Giovanni de Gaetano dei laboratori di ricerca della Fondazione "Giovanni Paolo II" dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Campobasso, lanciano l’allarme sefgnalando che la dieta mediterranea è in fase di scomparsa. Nella prefazione del libro "La dieta mediterranea ai tempi della crisi" di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, si trova la provocatoria proposta di tassare i cibi spazzatura: “i governi non si occupano seriamente del problema dell'alimentazione in rapporto alla salute. È necessaria l'incentivazione, attraverso un accurato impiego della tassazione, della componente vegetale della dieta e disincentivando le componenti dannose contenenti acidi grassi pericolosi e prodotti ricchi di grassi”.
“È dimostrato che acquistare cibi più economici come carboidrati raffinati, grassi e zuccheri porta il sovrappeso e induce alla lunga patologie cardiovascolari, artrosi, diabete e tumori. I giovani italiani inoltre mangiano tutti pochissima frutta e verdura e il consumo di pesce e legumi è diventato raro. Fanno lo stesso gli spagnoli, i greci e i popoli del bacino mediterraneo, nonostante portino sulle loro spalle il peso di una tradizione millenaria come la dieta mediterranea” conclude Marialaura Bonaccio.