Sono oltre 125 milioni di persone nel mondo, di cui circa 2 milioni e mezzo in Italia, ad essere colpite dalla psoriasi, una malattia di cui si inizia a conoscere meglio e a curare in modo ottimale.
La psoriasi è come un iceberg: in superficie, sulla pelle, causa la comparsa di chiazze rossastre ricoperte di squame bianco-argentate. Più in profondità, invece, può celare vari altri disturbi immunitari.
Diversi studi hanno identificato una serie di patologie associate alla psoriasi, quali l’artropatia, il diabete mellito, alcune cardiopatie, l’ipercolesterolemia, l’obesità, l’ipertensione arteriosa e la depressione.
Di recente in Svezia medici e rappresentanti delle associazioni di pazienti hanno fatto il punto sulle conoscenze sulla malattia, sulle terapie ed i differenti stadi e sull’impatto psicologico delle forme più gravi della malattia. La psoriasi "può manifestarsi in forma lieve, moderata o grave – spiega Patrizia Martini, direttore dell’unità operativa di Dermatologia dell’ospedale di Lucca -. Nelle forme lievi la patologia interessa esclusivamente la cute, mentre in quelle moderate e gravi riguarda zone cutanee più estese e può coinvolgere anche altri organi e apparati (e accompagnarsi ad altre patologie, come la sindrome metabolica)”.
La gravità non può essere valutata in base al numero di chiazze: quando queste, pur poche, compaiono sul viso o sui genitali, il disagio per chi ne soffre cresce a dismisura. “Vanno poi presi in considerazione l’estensione delle macchie, la loro desquamazione e l’impatto sulla sfera fisica, psicologica, sociale e lavorativa dei pazienti” prosegue la Martini.
Imbarazzo, vergogna e perdita di autostima sono tra gli aspetti peggiori della malattia che talvolta si associano a depressione e l’interferenza con le relazioni sessuali. “E’ fondamentale che il dermatologo parli e instauri una relazione di fiducia con il malato, in modo tale da capire e valutare l’intero quadro, non solo le chiazze. Per poter scegliere la terapia più appropriata e fornire, se necessarie, un supporto psicologico” prosegue la Martini.
“E’ indispensabile un approccio globale al paziente, che tenga conto di tutta la sua situazione: dalle macchie sulla pelle alla sua qualità di vita (quanto influisce la malattia sulle sue giornate e nelle sue relazioni familiari, sociali, lavorative?), passando per le eventuali altre patologie”, afferma Lars Ettarp, presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni sulla Psoriasi (Ifpa) durante la conferenza di Stoccolma.